LAZZARO TRA SETTE E OTTOCENTO: ECONOMIA E SOCIETA’ Contrariamente a quanto accaduto per il XVII sec. periodo durante il quale la storia della Calabria fu caratterizzata da una lunga fase di crisi, carestie ed epidemie, i dati economici relativi al XVIII sec. inerenti l’economia e la composizione sociale appaiono più confortanti soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo stesso. Relativamente al territorio lazzarese, il cui primo nucleo urbano con ogni probabilità si andava formando proprio negli anni relativi alla metà del XVIII sec. stesso in un ambito territoriale compreso tra il Torrente Oliveto e il Torrente S. Vincenzo con una serie di case sparse, per lo più di tipo colonico situate nel già denominato da alcuni documenti storici relativi all’anno 1600, Rione Spinasanta e nella zona dell’attuale S. Elia, il quadro economico - produttivo appare suddiviso per ambiti territoriali omogenei.

E’ un’economia di tipo rurale quella praticata a Lazzaro in questo preciso periodo storico gestita nella maggioranza dei casi da famiglie medio-borghesi non sicuramente di Lazzaro ma che già a partire dal secolo precedente si erano stabilite sul nostro territorio per sfruttarne le sue potenzialità produttive dovute non solo alle favorevoli condizioni climatiche ma anche alla conformazione morfologica del territorio stesso. Si assiste così a partire dalla seconda metà del XVIII sec. ad un graduale e progressivo aumento demografico che interessò l’intera fascia costiera e che portò ad un aumento di manodopera da impiegare proprio nella coltura dei campi e nella lavorazione dei prodotti agricoli generati sul nostro territorio. Le notizie relative al paesaggio agrario mottese e ai suoi dintorni ci vengono fornite da una relazione del Vicario regio Francesco Pignatelli nella quale si legge:<>. E infatti secondo quanto riportato dal Caridi e dal Galasso, le terre che maggiormente furono coltivate sembrano essere state quelle litoranee, e più nello specifico la cosiddetta Marina che da questo periodo cominciò a dotarsi di tutte quelle “infrastrutture” utili per la lavorazione della terra. Oltre a queste produzioni di rilievo un ruolo molto importante nell’economia del paese ebbero sicuramente la produzione di olio, di fichi, di mandorle, e di altri generi di alberi da frutto come emerge dall’analisi di un importante atto d’archivio nel quale continui sono i riferimenti alla presenza di mulini e trappeti e dal quale emerge anche l’esistenza di un area coltivata ad ulivi; “L’oliveto nel luogo della Marina, con terre scapule adiacenti, di tomolate cinque circa confinante col gallone della Saittà, colla fiumara ed altri confini”. Particolarmente attivi dovettero essere anche gli scambi commerciali se si considera che la produzione serica in questo periodo nella fascia ionica reggina aveva raggiunto livelli competitivi molto elevati e che in questo ambito le coltivazioni del gelso sul territorio lazzarese furono molto sviluppate come riportato da un atto risalente addirittura ai primi anni del XVII sec. nel quale vengono citati i confini di alcuni fondi di ampie dimensioni come quello definito “giardino nel luogo della Saittà, seu Fiumara accosto la via pubblica alborato per lo più a gelsi”. Ma sul territorio lazzarese dovette avere discreta diffusione tra Sette e Ottocento anche l’allevamento del bestiame quali greggi, bovini, suini e asini che compartecipavano alla sussistenza familiare di chi li possedeva. Alla fine del XVIII sec. nell’economia del nostro territorio entrò a far parte anche l’attività estrattiva e un progressivo aumento dell’attività legata alla pesca. Relativamente all’attività estrattiva il dato lo si apprende da un atto notarile datato luglio 1796 nel quale si fa riferimento alla costruzione di una fornace di calce che si sarebbe dovuta estrarre per un numero di sessanta salme dalla già operativa Rocca di Capodarmi, mentre per quanto concerne l’attività ittica esiste un altro atto nel quale si legge che il reverendo don Paolo Maropati nel febbraio 1797 diede in affitto per un anno a don Gabriele Malluzzo e Antonio Auditore una barca e dieci nasse. Dallo studio dei dati riguardanti l’assetto sociale emerge subito la suddivisione della popolazione in più classi sociali: massari, pastori, artigiani, pescatori, una forte predominanza di braccianti agricoli e una classe medio-borghese costituente poi il notabilato locale che si manteneva grazie alle molteplici attività economiche e finanziarie e che successivamente nei primi anni del XIX sec. aveva assunto una posizione di ulteriore preminenza rispetto al resto della popolazione. E’ da questo momento in poi che si assiste alla forte presa di potere dei notabili definiti da ora in poi “galantuomini ” per lo più appartenenti a famiglie che già in passato erano state al servizio di un principe locale o della stessa chiesa, che gradualmente ma in modo invasivo assumeranno progressivamente una 8funzione egemonica in campo politico, economico e sociale caratterizzandone la storia locale dei decenni successivi.

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