..."DISTORICAMENTE" REGGIO. di Cesare Diano

RACCONTO... Buongiorno, mi presento mi chiamo Francesco ed ho 12 anni. Ho il nome più comune nella mia città Reggio Calabria. È comune anche la mia vita senza vere passioni o stimoli. Ma virtualmente no! Sui social sono popolare. Ma il meglio di me si manifesta su Fortnite dove sono uno dei giocatori migliori d'Italia. Vivo questa duplice esistenza in maniera conflittuale. Un giorno però tutta la mia quotidianità cambiò perché i miei genitori vedendo la mia pagella con molte insufficienze decisero di togliermi la cosa a me più cara: la tecnologia. La stessa tecnologia che in passato fece loro comodo per intrattenermi.

Ero arrabbiato e disorientato e decisi per la prima volta di fare buca a scuola. Non sapevo precisamente cosa fare e dove andare quindi mi limitai a passeggiare. Guardavo ripetutamente l'orologio ma sembrava segnare sempre le nove. Passeggiavo sull'argine del "Calopinace" quando la mia attenzione fu colpita da una bancarella, mi avvicinai incuriosito e vidi esposti tanti dischi simili a focacce non lievitate. Non vi era nessun venditore, solo un cartello con su scritto: sazierò la tua "fame". Ne presi una e gli diedi un bel morso. Mi accorsi, ormai in ritardo, che era imbevuta nel vino. Chiusi gli occhi per il disgusto e nel riaprirli mi ritrovai in tutt'altro posto; attorno a me tanto verde nessun edificio ed il fiume era limpido ed in piena. Percepii freddo ai piedi… Mio Dio le mie Converse nuove dove sono finite? Al loro posto mi ritrovai dei calzari ed indosso avevo una tunica con una toga strana. Un passante vestito proprio come me mi si avvicinò con aria sognante. Gli chiesi dove fossimo e la risposta incomprensibile ripeteva la parola “Apsìas". Non ebbi il coraggio di rivolgergli altre domande cercai solo dei punti di riferimento per realizzare cosa fosse successo e dove io mi trovassi. Vidi in lontananza il mare, sembrava il mio mare e dall’ altra parte la Sicilia. Un gruppo di uomini si dirigeva spedito verso un luogo dal quale proveniva della musica. Entrai con loro in questa costruzione che era molto vicina a delle mura di cinta sembravano le terme che avevamo studiato con la professoressa di archeologia…ma non erano di epoca Romana? Riconobbi il mosaico bianco e nero a terra nell'ambiente centrale e i bagni di acqua calda e acqua fredda. Quello che la professoressa non sapeva e che vi era anche una biblioteca. Per qualche ragione dovevo essere stato catapultato nel 530 a.C. nella mia città sotto il governo di Anassila. Era un posto bellissimo pieno di gente che conversava serenamente. Passai praticamente tutta la giornata ai bagni intrattenuto da spettacoli vari, oratori, musiche e canti. Percorrendo la strada centrale tra le varie sale ve ne era anche una che era una specie di fast-food dove si mangiava in piedi. Essendo il tramonto pensai di avvicinarmi. Eravamo solo uomini e su di un tavolo tripode con zampe da leone vidi tante pagnotte piatte con sopra qualcosa per me indefinito. Un signore vicino me ne porse una dicendomi "Garum", assaggiandolo capii che si trattava di pesce molto saporito. Dopo aver mangiato decisi di tornare sulle rive del fiume nella speranza di trovare la bancarella per cercare di tornare a casa in vista della notte. Passeggiando da solo trovai altre persone che passeggiavano. Continuai a camminare, successivamente seppi che camminare da soli all’alba e al tramonto era uno dei dogmi che seguivano i pitagorici. Infatti, incrociai un uomo che dal nulla mi chiese qualcosa relativa al tetraktys, altro temine usato, per mia fortuna, dalla professoressa di matematica nella spiegazione sui numeri quaternari. Con un bastone iniziai a scrivere a terra come se fosse una lavagna, numeri, triangoli e lo sviluppo del teorema di Pitagora. Quell’uomo strabuzzò gli occhi e volle approfondire conducendomi a casa sua. Comunicavamo a gesti. Entrati nella sua dimora mi condusse in un "triclino" una stanza con tre divani, ci sdraiammo e mangiammo un pasto caldo e continuai a scarabocchiare qualche regola, dopo poco scendemmo le scale e andammo a dormire. L'indomani mattina fui svegliato alle prime luci dell'alba e dopo una fugace colazione fatta di latte di capra, semi e una specie di pane al farro fui condotto in una costruzione vicino a via San Paolo. Era un tempio tutto in marmo bianco circondato da giardini e portici, al suo interno un maestro parlava da dietro una tenda ad un pubblico ristretto di eletti. Questa volta c’ero anch’io! Questa volta ero parte integrante di un gruppo mi sentii umanamente accettato. Finita la lezione tornai nuovamente sulla riva del fiume e la bancarella era lì! Corsi, ed ecco le focacce ed il cartello ma la scritta era cambiata, lessi: sei stato saziato. Morsi la focaccia e con la stessa reazione nauseata mi ritrovai finalmente sul mio adorato "Calopinace”. Non so esattamente se per effetto del vino mi sono ubriacato, o se ho solo vissuto un assurdo sogno, quello che so è che ora mi sento pronto a veri rapporti umani.

Galleria foto

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.

Ok