Diversi anni fa, dopo una violenta mareggiata che si abbatté sul litorale lazzarese con forza e veemenza , emersero dalla sabbia sulla spiaggia antistante il Lungomare Cicerone e contemporaneamente sulla spiaggia di Riace queste particolari formazioni conglomeratiche simili a delle macine di mulino. Il fenomeno di queste particolari forme di pietre è identico a quello verificatosi pochi giorni fa sulla spiaggia di Bocale, poco distante da Lazzaro. Più volte ci si è chiesto di cosa potesse trattarsi, tanti sono gli scatti che sono stati fatti a questi importanti "reperti" affioranti prima che la sabbia li ricoprisse nuovamente e chissà per quanto tempo ancora.

Tante ipotesi al momento. Potrebbe trattarsi di macine facenti parte di una cava che venivano usate molto probabilmente per la lavorazione del grano o forse del sale, attività abbastanza redditizie lungo le coste calabresi e dello Stretto in modo particolare durante il periodo tardoantico e bizantino. Tuttavia nulla può escludere che possa trattarsi anche di rocchi di colonne. Va sottolineata infatti l'importanza storica ed archeologica di questi Beni in correlazione al fatto che relativamente alla storia della Calabria e del territorio costiero a sud di Reggio più specificatamente, le fonti documentano fiorenti attività commerciali proprio fino al periodo tardoantico/primo bizantino (VII°) per poi evidenziare un vuoto di dati fino al XVII° - XVIII° sec. arco temporale durante il quale furono i centri d'altura a scrivere la storia di questi luoghi. Tuttavia, allo stato iniziale degli studi, è possibile solo fare ipotesi e teorie restando in attesa di capire realmente di cosa si tratti e quale frammento importante di storia queste macine raccontano.

Potrebbe trattarsi di macine da mulino estratte in loco che, dopo essere state lavorate dai maestri scalpellini per l'uso in frantoi e mulini nella lavorazione di grano, farina e cereali. Se prendiamo in esame questa ipotesi però dobbiamo limitarla solo alle macine rinvenute nell’area del Promontorio di Capo d’Armi poiché sicuramente rispetto a quelle individuate sul Lungomare di Lazzaro, appaiono essere di struttura a blocco e non conglomeratiche. La presenza di tali opere comunque ha tuttavia origini abbastanza antiche. In Grecia per esempio, nella fase storica più antica, era già nota la presenza e la lavorazione di tali blocchi lapidei per la costruzione delle prime colonne dei templi. Potrebbe anche trattarsi di rocchi di colonne che venivano prodotte sul posto sempre mediante processo estrattivo e poi successivamente imbarcate per la loro destinazione di utilizzo come ampiamente accertato in Sicilia nell’area di Capo d’Orlando, il che potrebbe essere ampiamente giustificato dalla presenza della grande falesia di Capo d’Armi che durante il periodo greco e romano ha costituito oltre che un porto-approdo di tipo militare come le fonti hanno più volte documentato, anche un porto di tipo commerciale. Non possiamo però escludere che possa tuttavia trattarsi di reperti affioranti relativi alla decantazione del sale, attività abbastanza praticata durante il periodo bizantino sulle sponde dello Stretto. Anche negli anni a seguire il mille si hanno notizie di utilizzo di questi blocchi lapidei dalla particolare forma soprattutto nella fase postuma al periodo delle Città Marinare momento in cui venivano sgrossate e utilizzate a difesa delle strutture portuali delle località costiere. E ancora l’abate tropeano Francesco Sergio ci riferisce dell’attività di questi blocchi durante il XVII – XVIII secolo nella zona comprendente il litorale di Tropea e Santa Domenica di Ricadi. Relativamente al periodo propriamente moderno e pre-contemporaneo possiamo inoltre ancora, nel quadro delle ipotesi da verificare, supporre che si possa trattare di elementi utilizzati sia per la decantazione del sale nonché per la cardatura e la prima pulitura della lana. Ipotesi ovviamnete tutte da considerare, studiare, vagliare nella speranza doi riuscire ad avviare un processo di sensiblizzazione, tutela e fruizione di questi Beni Culturali che il nostro territorio ci offre.