EureKamente

Lo scorso 18 ottobre si è discussa presso la Camera dei deputati l’interpellanza urgente presentata dall’On. Maria Tripodi, attivata dall’ANCADIC, riguardante eventi franosi verificatesi nella rupe di Capo d’Armi di Lazzaro e problematiche di instabilità generale sia di quest’area che lungo la SP3 Melito/Gambarie, oggi di competenza della Città metropolitana di Reggio Calabria.

Abbiamo apprezzato il brillante intervento dell’On. le Maria Tripodi, che si è dichiarata decisamente insoddisfatta per la risposta alla sua interpellanza, ma siamo rimasti basiti per le risposte fornite dal Governo, senza tra l’altro riscontri oggettivi. Sulla questione ha risposto il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Sen. Salvatore Margiotta, che interessato il Ministero dell’Ambiente ha riferito quanto segue. Le attività di verifica delle situazioni di dissesto sono di competenza dell’autorità di bacino distrettuale, degli enti locali e della regione Calabria da cui, peraltro, dovrebbero essere formulate le richieste di finanziamento sulla base di elaborati progettuali che identifichino le modalità di intervento e quantifichino le risorse economiche necessarie.

Dalle analisi della pianificazione di bacino redatta dall’ex Autorità di bacino della Calabria non risultano nella zona del viadotto aree a pericolosità o rischio di frana, mentre siffatte aree risultano interferire con la suddetta SP3 solo in prossimità del comune di Melito di Porto Salvo. Inoltre nel repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) le Regioni ineriscono le richieste di finanziamento per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico; relativamente al comune di motta San Giovanni e al comune di Melito di Porto Salvo, la Regione Calabria ha inserito solo richieste di finanziamento riguardanti altre località, diverse da quelle sopra richiamate.

Quanto alla linea ferroviaria, la società Ferrovie dello Stato italiane ha comunicato che sull’area costiera in esame è presente un tratto dell’attuale linea in esercizio Metaponto- Reggio Calabria, il cui tracciato si sviluppa completamente in galleria ed è posto a monte rispetto alla strada statale 106, che invece percorre la linea di costa. Gli imbocchi della galleria ferroviaria, sia lato Reggio Calabria sia lato Melito Porto salvo, sono realizzati con gallerie artificiali e situati in tratti allo scoperto al di fuori del promontorio di Capo d’Armi. Considerate le caratteristiche dell’infrastruttura ferroviaria, nel tratto in esame il fenomeno rilevato non comporta interferenze sulla sicurezza dell’esercizio.

A valle dell’attuale linea di esercizio è inoltre presente la vecchia sede ferroviaria, che ugualmente attraversa il promontorio di Capo d’Armi in galleria. Dagli accertamenti catastali eseguiti e dalla documentazione tecnica risalente all’epoca di impianto della ljnea, risulta che i terreni sovrastanti la vecchia galleria e la facciata costiera interessata dal fenomeno franoso non sono di proprietà ferroviaria. Infine, per quanto di competenza ANAS, la società ha riferito che la scossa tellurica nel territorio del Comune di Condofuri dello scorso 15 agosto ha provocato un parziale distacco di roccia della rupe Capo d’Armi. Il successivo giorno 20 la medesima ANAS ha quindi effettuato un’ispezione tecnica del tratto stradale interessato riscontrando la totale assenza di danni alla struttura e alla stabilità della sottostante Ss 106 Jonica. Tuttavia, nell’ambito delle proprie competenze, ANAS ha comunicato di aver programmato un intervento di consolidamento del fronte franato attraverso l’installazione di reti di aderenza e chiodature da effettuare entro il corrente anno. Questo è quanto.

Ci è difficile credere che il recente distacco possa essere riconducibile ad un lieve evento sismico tra l’altro passato in osservato, e comunque bisognerebbe spiegare le cause del crollo di tutti quei massi franati e giacenti sull’arenile, da noi documentati sin dal 2015. Ricordiamo che l’ANAS è intervenuta su attivazione della Capitaneria di Porto che ha ricevuto, per quanto si è saputo, la denuncia di alcuni marinai che hanno assisto al crollo. Insistiamo che si effettuino verifiche tecniche e geologiche, perché non siamo sicuri dell’esito degli accertamenti eseguiti tra l’altro visivamente. Vogliamo che si eviti il ripetersi di tragici eventi che si continuano a registrare in altre regioni d’Italia e che non hanno certamente risparmiato la nostra regione, molti dei quali si sarebbero potuti evitare. Non vogliamo funerali di Stato, né fiaccolate, vogliamo che le Istituzioni competenti facciano il possibile per evitare eventi luttuosi. L’azione a tutela della incolumità pubblica dell’A.N.CA.DI.C su entrambe le problematiche sollevate non finisce qua.

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