Contrariamente a quanto accaduto per il XVII sec. periodo durante il quale la storia della Calabria fu caratterizzata da una lunga fase di crisi, carestie ed epidemie, i dati economici relativi al XVIII sec. inerenti l’economia e la composizione sociale appaiono più confortanti soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo stesso.
Relativamente al territorio lazzarese, il cui primo nucleo urbano con ogni probabilità si andava formando proprio negli anni relativi alla metà del XVIII sec. stesso in un ambito territoriale compreso tra il Torrente Oliveto e il Torrente S. Vincenzo con una serie di case sparse, per lo più di tipo colonico situate nel già denominato da alcuni documenti storici relativi all’anno 1600, Rione Spinasanta e nella zona dell’attuale S. Elia, il quadro economico - produttivo appare suddiviso per ambiti territoriali omogenei.
E’ un’economia di tipo rurale quella praticata a Lazzaro in questo preciso periodo storico gestita nella maggioranza dei casi da famiglie medio-borghesi non sicuramente di Lazzaro ma che già a partire dal secolo precedente si erano stabilite sul nostro territorio per sfruttarne le sue potenzialità produttive dovute non solo alle favorevoli condizioni climatiche ma anche alla conformazione morfologica del territorio stesso.
Si assiste così a partire dalla seconda metà del XVIII sec. ad un graduale e progressivo aumento demografico che interessò l’intera fascia costiera e che portò ad un aumento di manodopera da impiegare proprio nella coltura dei campi e nella lavorazione dei prodotti agricoli generati sul nostro territorio.
Le notizie relative al paesaggio agrario mottese e ai suoi dintorni ci vengono fornite da una relazione del Vicario regio Francesco Pignatelli nella quale si legge:
Relativamente all’attività estrattiva il dato lo si apprende da un atto notarile datato luglio 1796 nel quale si fa riferimento alla costruzione di una fornace di calce che si sarebbe dovuta estrarre per un numero di sessanta salme dalla già operativa Rocca di Capodarmi, mentre per quanto concerne l’attività ittica esiste un altro atto nel quale si legge che il reverendo don Paolo Maropati nel febbraio 1797 diede in affitto per un anno a don Gabriele Malluzzo e Antonio Auditore una barca e dieci nasse.
Dallo studio dei dati riguardanti l’assetto sociale emerge subito la suddivisione della popolazione in più classi sociali: massari, pastori, artigiani, pescatori, una forte predominanza di braccianti agricoli e una classe medio-borghese costituente poi il notabilato locale che si manteneva grazie alle molteplici attività economiche e finanziarie e che successivamente nei primi anni del XIX sec. aveva assunto una posizione di ulteriore preminenza rispetto al resto della popolazione.
E’ da questo momento in poi che si assiste alla forte presa di potere dei notabili definiti da ora in poi “galantuomini ” per lo più appartenenti a famiglie che già in passato erano state al servizio di un principe locale o della stessa chiesa, che gradualmente ma in modo invasivo assumeranno progressivamente una funzione egemonica in campo politico, economico e sociale caratterizzandone la storia locale dei decenni successivi.